L’IMPORTANZA DELLE FACCE (PART 2)

Una faccia è inserita nel nostro logo, una faccia che cambia, come muta giorno dopo giorno la vita, come cambiamo noi, ci rinnoviamo secondo per secondo, esprimendo le mille sfaccettature della nostra personalità.
L’artista ceco David Černý rappresenta esattamente questa idea di metamorfosi nella sua Testa colossale di Franz Kafka, che si erge a Praga davanti al centro commerciale Quadrio dal 2014.
Alta 10 metri, la statua è realizzata con 45 tonnellate di acciaio inossidabile e coperta da una superfice specchiata.
La faccia muta di continuo, infatti oltre a riflettere il tran tran della vita quotidiana, è suddivisa in 42 strati collegati ad un perno centrale che ruotano in maniera indipendente.
L’artista sfrutta l’idea di movimento, peraltro da lui già usata in numerose altre opere d’arte cinetica, per rendere quell’idea di metamorfosi, espressa da Kafka nell’omonimo scritto.
Metamorfosi, dissolvenza e frammentazione dell’uomo si affacciano nel pensiero filosofico e psicanalitico tra fine ‘800 e inizi del ‘900, in primis nei lavori dei médecins-philosophes francesi Théodule Ribot e Pierre Janet che considerano la personalità costituita da una confederazione di anime che si pongono sotto il controllo di un io egemone.
Pirandello porta alle estreme conseguenze questo pensiero in Uno, nessuno e centomila, sottoponendo la personalità del suo protagonista Moscarda a numerose frammentazioni e deformazioni. In maniera sbrigativa potremmo dire che Moscarda si rende conto che agli occhi degli altri egli appare a seconda dell’interlocutore come una persona ogni volta diversa; per se stesso, invece, è nessuno perché non riesce a vedersi mentre vive, infatti ogni volta che si guarda allo specchio per scoprire chi è, rimane come bloccato e senz’anima, un nessuno appunto. Ma contemporaneamente è centomila perché scopre in sé la presenza di innumerevoli Moscarda che variano di secondo in secondo. Pirandello scardina così l’idea di ruolo che ci viene imposto dalla società (ruolo di madre, padre, figlio, lavoratore, capo, subordinato, ecc.) proponendo, al contrario, di vivere senza etichette e momento per momento.
Questo tema all’epoca così innovativo rimane comunque attuale ed è presente nella nostra vita di tutti i giorni nei nostri rapporti interpersonali e nella gestione della nostra percezione di noi stessi, complicato perdipiù dalla presenza dei social network nei quali mostriamo le diverse facce virtuali del nostro essere.

Un saluto dalla scrittrice che è dentro di me e al prossimo articolo!!!
Silvia Liberti

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