Il Nostro/Vostro Spazio

Lo abbiamo chiamato “Blog-il Magazzino” come fosse un’enorme stanza nella quale riporvi, anche in ordine sparso, le nostre e le Vostre idee. In questa sezione si parlerà di tutte le ARTI: Pittura, Poesia, Scultura, Design, Musica, Architettura, Danza… Tratteremo quelle “curiosità quotidiane” di cui a volte si sente parlare ma alle quali poi non si va mai fino in fondo. Questo è anche il Vostro Blog. Infatti chiunque voglia pubblicare qualcosa inerente all’Arte, potrà inviarci il proprio testo all’indirizzo mail info@lamiavillainbistro.it. Non abbiate paura di scrivere, liberate la mente perché solo così le idee circolano. Solo così si può creare qualcosa di nuovo!

Michele

TUTTO È IN VENDITA, MA L’ARTE FA RIFLETTERE

Anche queste parole sono in vendita,

mentre scrivo qualcuno se ne sta prendendo la percentuale.

Io ne ho un ricavo in termini di comunicazione.

Posso comunicare ciò che penso.

L’unica differenza è che chi fa arte non vende un prodotto utile

o inutile, consumistica cianfrusaglia.

Chi fa arte comunica un pensiero.

Chi fa veramente arte fa riflettere sulla realtà

E sulle principali tematiche che ci riguardano in quanto essere umani.

Silvia Liberti

L’IMPORTANZA DEL DESIGN (parte 2): IL DESIGN APPLICATO A LAMIAVILLA IN BISTRO

Il progetto di arredo/design de LaMiaVilla in bistro è nato tenendo in considerazione gli elementi citati nel nostro precedente articolo dedicato al design: target, illuminazione, materiali, disposizione e colore degli arredi. Il nostro progetto non nasce da zero, ma prende corpo da una precedente realtà dalla quale volevamo differenziarci, un ristorante classico nel suo concept e nell’arredo. L’idea di partenza per il rinnovamento del locale era quella di passare da una realtà di ristorazione legata alla tradizione a un bistro giovane, dinamico e creativo. Il quid in più è il connubio tra una cucina creativa, buon vino e arte. Per conferire al nuovo locale una forte personalità abbiamo intrapreso un restiling degli ambienti interni. Innanzitutto abbiamo pensato ad una nuova articolazione dello spazio, che se in precedenza era unitario, successivamente è stato suddiviso ma senza apporvi separazioni troppo nette. Ecco, allora, l’idea del vedo-non-vedo tramite l’utilizzo di tende a spaghetti a tutta altezza in un materiale in grado di riflettere la luce artificiale. La loro disposizione è stata studiata in modo da creare all’interno delle sale degli ambienti più intimi. Questo è per noi fondamentale al fine di infondere nei nostri clienti una sensazione di rilassatezza, creando delle piccole capsule del tempo. L’illuminazione gioca un ruolo fondamentale in quanto contribuisce a creare un’atmosfera di volta in volta differente, grazie a faretti che mutano colore passando dai toni caldi ai toni freddi. L’impressione è quella di essere immersi in una scenografia in cui i giochi di luce mettono in risalto particolari sempre nuovi e inaspettati. Infine è l’arte ad arricchire e completare la bellezza delle sale: quadri appesi alle parteti, ma anche piccole sculture esposte nelle nicchie ricavate all’interno di pannelli decorativi in acciaio corten color ruggine, materiale in grado di conferire calore all’ambiente. Le opere d’arte non sono da noi intese solo come oggetti espositivi, ma come componente fondamentale del design dell’arredo.

Silvia Liberti & Michele Marchesini

L’IMPORTANZA DEL DESIGN (PARTE 1)

E’ soltanto un mero strumento estetico per abbellire gli ambienti?

Per rispondere, partiamo dalla definizione stessa di design: progetto, disegno. Negli anni si è prestata sempre più cura nell’arredo delle nostre case e dei locali del divertimento. Basta sfogliare una rivista di arredamento o girare per le nostre città, per accorgersene. Possiamo tranquillamente dire che la scelta stilistica del design di un locale (bistro, ristorante o bar) può contribuirne al successo o meno.

La personalità di un locale non è data solo da ciò che viene servito al tavolo (e come viene servito), ma sempre più “l’occhio vuole la sua parte”. E l’occhio trova soddisfazione in un ambiente bello, innovativo, grintoso, unico e che stupisca chi entra per la prima volta. Ma non tutti gli stili d’arredo sono uguali, e non tutti si adattano alle differenti realtà che andiamo a creare.

In fase di progettazione e arredo, infatti, una delle prime peculiarità è capire con quale target di pubblico ci interfacceremo: ovvero chi saranno i nostri “veri committenti”. Questo concetto è importante ad esempio nella scelta dell’illuminazione (calda/fredda, puntuale/diffusa), dei materiali (satinato/lucido), della disposizione e dei colori degli arredi (tavoli, sedie, pareti divisorie e perimetrali, tovagliato etc..).

In conclusione per rispondere alla domanda che ci eravamo posti all’inizio possiamo affermare che il design non è solo uno strumento artificiale, ma il lavoro del designer consiste nel progettareun determinato manufatto conoscendone le caratteristiche, tenendo conto delle esigenze delle persone nella sua fruizione, ma sempre con un occhio al futuro. Caratteristica fondamentale, infatti, è la costante ricerca della novità, che deve essere messa a servizio degli utenti per migliorarne la qualità della vita.

Michele Marchesini

Manifesto artistico de LaMiaVilla in Bistro, La Casa dell’Artista!

Partiamo dalla domanda provocatoria posta dal bambino del nostro slogan:

“Ma è vero che l’arte esiste solo nei musei?”.“No!”

Che l’arte non sia più unico appannaggio dei musei è una realtà già da tempo. Essa infatti si è aperta a innumerevoli luoghi di fruizione non convenzionali. Un cambiamento epocale iniziato nel XX secolo che ha portato l’arte fuori dagli spazi ufficiali (musei, gallerie, salons), arrivando a proiettarla nello spazio pubblico.

“Ma forse”, come sottolinea Alessandro Tempi ne La società dell’arte. Saggi di sociologia dell’arte moderna,“c’è un’altra cosa che è cambiata, una cosa dalle conseguenze enormemente più gravi: l’immagine artistica non serve più ad elaborare l’immaginario dell’individuo. Per secoli essa ha raccontato storie sacre e profane, è stata l’unico sapere condiviso da individui incolti e oppressi. Oggi essa sembra aver perso questo potere e forse l’ha solo consegnato, volente, o no, ad altre forme di virtualità: il cinema, la moda, la pubblicità, il design.”, ma potremmo aggiungere da tutte le immagini, video, storie presenti online.

“Èquesto il nuovo sapere oggi. Sono questi i nostri narratori di storie, i padroni dispensatori del nostro immaginario. In confronto ad essi, l’arte può ben poco. Perché l’arte si è sicuramente affrancata dalla società, non è più l’ancella della religione e del potere, ma da questa liberazione che cosa che cosa ha ricevuto in cambio? Di diventare un mondo a parte, inarrivabile e, in molti casi, incomprensibile. E ciò le ha causato l’oblio nel cuore degli uomini”.

Quest’ultima frase così lapidaria, ha fatto scattare in noi un desiderio profondo: riavvicinare l’arte al cuore della gente.

Per questo mettiamo a disposizione uno spazio di convivialità, uno spazio in cui sia vivo il dialogo tra artisti e pubblico, in cui le opere stesse siano promotricidi una nuova socialità.

In tal sensola metafora della casa dell’artista calza a pennello perché vogliamo che artisti e ospiti si sentano come a casa, una casa in cui poter condividere idee, progetti, passioni, allontanandosi per un po’ da quelle forme di virtualità che tendono spesso ad isolarci.

Silvia Liberti

Sei semplici domande per interpretare un’opera d’arte

Vi siete mai chiesti quale sia il modo più semplice per comprendere un’opera d’arte? A chi non è capitato, soprattutto davanti ad un’opera d’arte contemporanea di rimanere basito, interrogandosi sul suo possibile significato? Durante le nostre serate a LaMiaVillainBistro avrete la possibilità di dialogare con gli artisti per scoprire e godere al meglio delle loro creazioni e potrete consultare in merito gli articoli e le interviste proposte nella sezione del sito dedicata agli artisti. Ma ovviamente non è sempre possibile parlare con l’artista in carne ed ossa! Mi sono domandata allora quale sia la formula più facile per comprendere un’opera. E mi sono data una risposta con le parole del filosofo tedesco Hans-Georg Gadamer “Non si fanno esperienze senza porre delle domande”, infatti ogni pensiero può essere definito come risposta ad una domanda. Quali sono, dunque, le domande che dovremmo porci quando ci troviamo di fronte ad un’opera per comprenderla?

Fondamentalmente SEI!

Cosa? Come? Chi? Perché? Dove? Quando?

1) Cosa: questa domanda riguarda l’opera in sé, il materiale di cui è costituita, la tecnica di realizzazione e il soggetto iconografico;

2) Come: similmente questa domanda si interroga sull’opera, sul come dialoghi con lo spettatore, sul suo stile, linguaggio e sull’iconologia (ossia sui suoi significati e valori espressivi);

3) Chi: questa domanda si concentra invece sull’artista che ha realizzato l’opera, sulla sua vita, sul suo profilo artistico e culturale e nel rapporto con altri artisti;

4) Perché: chiediamoci ora le ragioni profonde, le motivazioni personali e socio-culturali che hanno spinto l’artista a realizzare quell’opera e le funzioni dell’opera stessa;

5) Dove: anche il contesto geografico o la scuola d’appartenenza è fondamentale per la comprensione dell’opera;

6) Quando: infine il periodo in cui l’opera è stata realizzata ci consente di collocare l’opera in una precisa situazione storico-artistica e di fare delle considerazioni sui materiali utilizzati e sullo sviluppo scientifico-tecnologico dell’epoca.

Sei semplici domande che ci avvicinano alla comprensionedi ciò che abbiamo di fronte…

Perché non tentare?

Silvia Liberti

L’IMPORTANZA DELLE FACCE (PART 2)

Una faccia è inserita nel nostro logo, una faccia che cambia, come muta giorno dopo giorno la vita, come cambiamo noi, ci rinnoviamo secondo per secondo, esprimendo le mille sfaccettature della nostra personalità.
L’artista ceco David Černý rappresenta esattamente questa idea di metamorfosi nella sua Testa colossale di Franz Kafka, che si erge a Praga davanti al centro commerciale Quadrio dal 2014.
Alta 10 metri, la statua è realizzata con 45 tonnellate di acciaio inossidabile e coperta da una superfice specchiata.
La faccia muta di continuo, infatti oltre a riflettere il tran tran della vita quotidiana, è suddivisa in 42 strati collegati ad un perno centrale che ruotano in maniera indipendente.
L’artista sfrutta l’idea di movimento, peraltro da lui già usata in numerose altre opere d’arte cinetica, per rendere quell’idea di metamorfosi, espressa da Kafka nell’omonimo scritto.
Metamorfosi, dissolvenza e frammentazione dell’uomo si affacciano nel pensiero filosofico e psicanalitico tra fine ‘800 e inizi del ‘900, in primis nei lavori dei médecins-philosophes francesi Théodule Ribot e Pierre Janet che considerano la personalità costituita da una confederazione di anime che si pongono sotto il controllo di un io egemone.
Pirandello porta alle estreme conseguenze questo pensiero in Uno, nessuno e centomila, sottoponendo la personalità del suo protagonista Moscarda a numerose frammentazioni e deformazioni. In maniera sbrigativa potremmo dire che Moscarda si rende conto che agli occhi degli altri egli appare a seconda dell’interlocutore come una persona ogni volta diversa; per se stesso, invece, è nessuno perché non riesce a vedersi mentre vive, infatti ogni volta che si guarda allo specchio per scoprire chi è, rimane come bloccato e senz’anima, un nessuno appunto. Ma contemporaneamente è centomila perché scopre in sé la presenza di innumerevoli Moscarda che variano di secondo in secondo. Pirandello scardina così l’idea di ruolo che ci viene imposto dalla società (ruolo di madre, padre, figlio, lavoratore, capo, subordinato, ecc.) proponendo, al contrario, di vivere senza etichette e momento per momento.
Questo tema all’epoca così innovativo rimane comunque attuale ed è presente nella nostra vita di tutti i giorni nei nostri rapporti interpersonali e nella gestione della nostra percezione di noi stessi, complicato perdipiù dalla presenza dei social network nei quali mostriamo le diverse facce virtuali del nostro essere.

Un saluto dalla scrittrice che è dentro di me e al prossimo articolo!!!
Silvia Liberti

The Heroine’s Journey of Giulia Valentina Poggio

Oggi siamo orgogliosi di presentarvi Giulia Valentina Poggio attraverso un’intervista rilasciata al The Heroine’s Journey, un progetto internazionale di Peter de Kuster che raccoglie storie di donne creative di tutto il mondo accomunate da una grande passione per il proprio lavoro. Giulia è una giovane pittrice e illustratrice veneta che avrete il piacere di conoscere in una delle nostre serate a tema “arti visive” (tenetevi aggiornati nella nostra sezione I Nostri Eventi). Intanto vi lasciamo alla sua intervista richiestale dal noto storyteller olandese.

Questo è il link per leggere la versione originale dell’intervista in inglese: https://bit.ly/3jaGJK5

Se, invece, preferite una lettura in italiano consultate direttamente la traduzione di Giulia: https://bit.ly/390jfmi

Buona lettura e a presto!

Silvia & Michele

Il vero “Spriss” Veneziano

Oggi parliamo di quello che è l’aperitivo veneziano per eccellenza: lo Spritz.

Non si tratta solo di una peculiarità veneziana, infatti questo cocktail è ormai diffuso in tutto il Mondo. Ho parlato di cocktail perché dal 2011 l’IBA (ovvero l’organizzazione di Barman denominata International Bartenders Association), lo ha riconosciuto come tale.

Ma conosciamo la sua storia…

WHO: furono i soldati austriaci i primi veri artefici dello Spritz;

WHAT: la prima versione consisteva in vino bianco fermo, allungato con acqua gasata;

WHEN: siamo agli inizi dell’800, durante la dominazione austriaca nel Nord Italia;

WHERE: a Venezia. Poi nel tempo lo Spritz si diffuse dapprima in tutto il Triveneto e successivamente nel Mondo;

WHY: le truppe austriche ritenevano i nostri vini troppo forti di gradazione. Pensarono, perciò, di allungarli con dell’acqua gasata e questa operazione era appunto tradotta col termine “Spritzen” (spruzzare acqua gasata).

La versione originaria, quindi, prevedeva solo vino bianco fermo e acqua fortemente gasata. Ecco il vero “Spriss” Veneziano!

Solo negli anni 20 del ‘900, si pensò di aggiungere del bitter.

In realtà non esiste una ricetta univoca dello Spritz: a seconda che ci troviamo nelle diverse città del Nord, viene servito in modi differenti: a Trieste ci proporranno vino bianco e acqua gasata, a Udine Tocai con aggiunta di Aperol o Campari, a Venezia vino bianco fermo e Select, a Padova Prosecco e Aperol.

Esistono, poi, delle varianti che prevedono la sostituzione dell’Aperol o del Campari con altri Amari e in questo casi viene alterata anche la colorazione finale.

Anche noi giocheremo molto con i vari componenti di questo antico cocktail.

Venite a trovarci e vedrete!

A presto con altre curiosità…

L’IMPORTANZA DELLE FACCE (PART 1)

Ciao facce!

Perchè “facce”? Il motivo di questo primo articolo è spiegare l’origine e il significato del nostro logo.

Oggi vedete il volto di una donna stilizzato, ma in origine era diverso! L’idea iniziale era il viso di un giullare con cappello (vedi foto sotto), cioè di colui che portava arte e gioco ad un pubblico via via sempre più variegato. Proprio come vogliamo fare noi con il nostro Bistro. All’inzio abbiamo provato a posizionare una delle punte del cappello al posto della stanghetta orizzontale della “A”, ma il risultato non ci convinceva. L’occhio di una donna dalle ciglia folte risultava essere molto più accativante e sexy, rifacendosi al nostro “culto del bello”. Riuscivamo, così, a dare una personalità al nostro locale e ad aprirci ad un pubblico più vasto, non esclusivamente legato all’arte. Sarà quella FACCIA a dimostrare CHI SIAMO NOI , CHI SIETE VOI e CHI SONO I NOSTRI ARTISTI.

Intanto iniziamo a dire CHI SIAMO NOI e lo facciamo sostituendo quel volto stilizzato con le nostre facce pensando che sia molto importante che voi ci conosciate anche prima dell’apertura. Lo potete trovare temporaneamente clickando su homepage. Abbiamo detto temporaneamente perchè seguendo la nostra idea secondo cui tutto è in continuo movimento, anche il logo verrà modificato. Sarà sempre qualcosa che “vive” e, subendo appunto il passare del tempo, cambierà, crescerà. Come noi.

Infatti, come diceva Eraclito, “tutto scorre“…

A presto con il prossimo articolo, Silvia & Michele.